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La maggior parte del bacino del Rio Delle Amazzoni è ricoperto dalla foresta amazzonica, L’Amazzonia è considerata il polmone verde del mondo, che bisogna preservare del continuo disboscamento che viene effettuato a un ritmo inaudito, tutti i governi del mondo dovrebbero aiutare il Brasile a preservare l’ambiente amazzonico.
La regione del Nord del Brasile o Amazzonia brasiliana è un immensa zona che prende il nome dal maggior fiume del Sud America il Rio Delle Amazzoni, della regione amazzonica fanno parte gli stati di Amazonas, Pára ed Acre, e i territori di Rondonia Amapá e di Roraima, la superficie della zona amazzonica è circa 12 volte quella dell’Italia, con una bassa densità di popolazione. La zona mediana della regione amazzonica è occupata dal bassopiano amazzonico che è largo verso occidente e si restringe gradualmente andando verso l’oceano Atlantico, esso è formato da territori depositatisi in varie epoche, quelli di origine recente coprono all’incirca il 10% della superficie totale della regione amazzonica, sui lati del bacino sedimentario, nel quale le argille plioceniche sono le più diffuse, si espandono dei terreni precambrici che formano come li chiamano i brasiliani degli escudos. Nella zona dove il Rio delle Amazzoni sfocia nell’oceano Atlantico si estende un ampio ambiente anfibio, dal quale emergono le isole dell’arcipelago amazzonico, con quella di Marajó che ha una superficie quasi uguale al doppio del Piemonte. Nel nord del bassopiano amazzonico si estende una parte dell’altipiano della Guyana, formato da un pianoro cristallino ricoperto dalla foresta, principalmente formata da graminacee, e dal quale si innalzano alcuni rilievi, Parima e Paramicara su tutti, costituiti da terreni più recenti e con scoscese scarpate. Gli antichi terreni dell’altipiano brasiliano si presentano invece nella zona a sud. Il bassopiano della regione amazzonica è attraversato da ovest a est dal maestoso Rio delle Amazzoni, il fiume con il più grande bacino e la maggiore portata d’acqua al mondo. Il suo bacino si estende per circa un terzo del territorio dell’America del sud. Il Rio delle Amazzoni ha una lunghezza di 6280 km. ed è il terzo al mondo come lunghezza dopo il Nilo e il Missisipi, il suo corso medio e inferiore scorre quasi parallelo all’equatore leggermente più a sud. Le due sorgenti del fiume quella di Maranón e quella di Ucayali sono situate in Perú, poco dopo che confluiscono c’è il porto fluviale di Iquitos. In seguito il corso del fiume sfiora la Colombia ed entra in Brasile dove scorre per 3160 km. con una pendenza veramente minima di 82 metri. Come portata d’acqua è il maggiore fiume al mondo, a Óbidos il volume medio è stato stabilito in 212.377 metri cubi al secondo, questo valore aumenta nella stagione delle piene tra novembre e giugno. Veramente il nome Rio delle Amazzoni si riferisce al tratto che da Manaus, dove riceve le acque del Rio Negro, scorre verso l’oceano Atlantico, nella sua parte precedente si chiama invece Solimoes. Il fiume lungo il suo percorso attraversa ampie zone alluvionali, e lungo le sue rive si possono vedere tre tipi di territori, disposti come in tre terrazze, con la parte più bassa chiamata Igapó, ricca di mangrovie, piante che possono vivere in un ambiente anfibio, la parte centrale, la seconda terrazza, è chiamata varzea, e viene inondata durante le piene, che negli affluenti di sinistra (quelli che provengono da sud) si verificano da marzo a luglio, negli affluenti di destra invece si verificano da ottobre a marzo. La parte più elevata , che non viene mai inondata è chiamata la terra firme, ed è il luogo dove con tutto il suo splendore vive la foresta equatoriale. Dato la scarsa pendenza nei territori in cui scorrono le acque esistono un infinità di meandri, di corsi paralleli, di diramazioni, e lo stesso molto profondo fondo del fiume cambia spesso percorso. Quando il Rio Negro sfocia nel Rio delle Amazzoni il fiume diventa largo circa 5 km, e man mano che scorre verso il mare si allarga sempre di più. Nella sua foce il mar Doce il fiume è largo 250 km. e le acque dolci più leggere di quelle marine restano in superficie, ma specialmente durante le maree il mare non assorbe una tale mole d’acqua, e anzi s’inoltra nella foce a forma di imbuto, e le acque marine riescono ad arrivare fino a Óbidos, lo scontro tra le acque avviene spesso in una maniera tumultuosa e l’onda della marea durante il suo flusso da origine a vorticose ondate producendo un rumore che si sente anche a grande distanza. Gli affluenti del Rio delle Amazzoni sono un infinità, e scorrono simmetrici e paralleli seguendo le pendenza dell’altopiano. Gli affluenti vengono divisi in due tipi, chiamati rios brancos e rios negros. I rios brancos sono quelli che scorrono in terreni alluvionali e si trascinano dietro grandi quantità di detriti, che danno alle loro acque un colore biancastro. I rios negros scorrono invece in terreni rocciosi e hanno acque azzurre o scure. Il maggiore degli affluenti di destra del Rio delle Amazzoni è il Rio de Madeira che ha una lunghezza di 3200 km. (5 volte il Po) ed è formato dai fiumi Beni e Mamoré, altri affluenti di destra importanti sono il Tapajós e lo Xingú, tra gli affluenti di sinistra il più importante è il Rio Negro lungo 2050 km. Il clima nella regione amazzonica è decisamente equatoriale ed è così caratteristico che è stato nominato clima amazzonico. La temperatura è piuttosto elevata in ogni periodo dell’anno, la media è sui 20°C con irrisori sbalzi stagionali e un escursione termica che raramente raggiunge i 20°C. l’umidità è altissima e causa la quasi totale assenza di ventilazione è praticamente sempre presente una certa nebulosità. La pioggia cade in tutti i mesi dell’anno, generalmente con dei violenti acquazzoni pomeridiani che rare volte si trasformano in cicloni, la media delle precipitazioni è sempre superiore ai 1500 mm. annui. L’aria a causa dell’elevata umidità è molto afosa e pesante, i paesaggi sono sempre coperti da nubi, e il tutto contribuisce a formare un ambiente inadatto all’uomo, ma perfettamente adatto alla vegetazione della foresta pluviale, che copre la maggior parte del bassopiano amazzonico, ed è formata da una molto intricata vegetazione, con infinite specie di alberi, alcuni dei quali alti sessanta metri, nel cui sottobosco vivono alberi più bassi immancabilmente collegati tra loro da liane e avvolti da piante epifite e parassite. L’umidità è talmente alta che le piante per poter smaltire l’umore devono avere delle grandi foglie e sono sempre verdi, inoltre fioriscono e producono frutti in continuazione ogni stagione dell’anno. Nelle zone un po’ più elevate la foresta è sempre rigogliosa e lussureggiante, ma un po’ meno che nelle zone basse, gli alberi hanno tronchi più ramificati e il fogliame è più abbondante, i muschi e le felci sono di dimensioni più ridotte, e le liane sono più rare, queste sono le zone dove vivono in piccoli raggruppamenti le tribù amazzoniche. Bisogna dire che l’aspetto della foresta cambia, risalendo dal mare verso la foce, nelle prime zone si trovano maggiori foreste di mangrovie, associate a forme di vita adatte a subire le frequenti inondazioni, e senza sottobosco, risalendo verso l’interno la vegetazione tende a diventare sempre meno rigogliosa, sopratutto in presenza di suoli sabbiosi, e meno fertili, solo nelle aree presso il Rio Delle Amazzoni la vegetazione rimane sempre molto rigogliosa e intricata. Tra gli alberi della foresta molti sono imbadua, appartenenti al genere delle moracee, dalla rapida crescita, e la cecropia un albero del genere delle urticaceae con il tronco di colore bianco e dalle foglie simili a quelle dell’ippocastano, che vive in simbiosi con le formiche che la proteggono dagli altri insetti, e distruggono le foglie delle piante vicine permettendogli di avere una maggiore luce. La fauna che vive nella zona amazzonica si è adattata all’habitat, gli animali che si vedono più frequentemente sono il Giaguaro che è il più grande felino americano, in origine era molto diffuso dal sud degli Stati Uniti all’Argentina. Purtroppo, dagli inizi del 20° secolo la progressiva distruzione del patrimonio forestale lo ha privato di metà del suo habitat. Il potosino o cercoletto giallo che è un mammifero carnivoro della famiglia dei Procyonidae.L’imponente Boa constrictor non depone uova ma partorisce i piccoli vivi. Già poco dopo la nascita essi sono in grado di arrangiarsi e si mettono al sicuro immergendosi nel folto della foresta pluviale. L’Arpia è dotata di un’apertura alare fino a 2,5 metri, l’aquila arpia è uno dei più grandi rapaci del nostro pianeta. Appollaiata sulla sommità dei più alti alberi delle foreste pluviali sudamericane, essa cova non più di un uovo ogni 6 anni e caccia prevalentemente i bradipi. I bradipi tridattili sono gli unici membri del genere Bradypus e della famiglia Bradypodidae. I loro parenti più prossimi sono i bradipi didattili, coi quali condividono gran parte dell’habitat. La lontra gigante purtroppo nella regione amazzonica queste sensibili e socievoli lontre giganti stanno diminuendo sempre di più. Il delfino rosa, chiamato dai sudamericani anche Bufeo, Bugeo, Boto o Tonina, cresce fino a raggiungere i 2,80 m di lunghezza e i 180 kg di peso, ed è quindi il più grande delfino di fiume del mondo. È in grado di muovere anche lateralmente la sua testa, leggermente separata dal corpo, cosa che gli risulta particolarmente utile nella caccia di pesci nello strato inferiore delle foreste inondate. Il Tucuxi è più piccolo e grigio del delfino rosa. L’area di diffusione di questa specie d’acqua dolce si estende lungo il Rio delle Amazzoni e i suoi affluenti principali in Brasile, Perù, Colombia ed Ecuador, oltre che nel tratto inferiore dell’Orinoco in Venezuela. L’ocellotto, o ocelot, il cui nome è stato preso in prestito dagli Aztechi, che lo chiamavano ocelot, e da noi ancor più conosciuto come gattopardo, è uno dei felidi, più grande del gatto domestico, il suo corpo è lungo da 55 a 80 cm e la coda da 30 a 45 cm. Pesa da 4 a 12 kg, ma alcuni grossi maschi superano i 15 kg. Vari tipi di pipistrelli, L’anaconda, il più grande serpente al mondo come circonferenza, le cui dimensioni massime sono dichiarate sui 10-13 metri dell’Anaconda Verde ma non sono documentate, raramente supera gli 8 metri. Vari tipi di tartarughe e di rane, di cui alcune sono molto velenose come la Dendrobate pigmeo che è un anfibio anuro della famiglia Dendrobatidae, la Dendrobates azureus e la Dendrobates leucomelas, varie specie di rospi, tanti pappagalli tra cui il Pionus menstruus, l’ Amazona autumnalis, l’Amazona finschi, il Brotogeris chiriri, l’amazona amazonica, l’amazona farinosa, tra gli uccelli troviamo la penelope jacquacu, I ralli, o rallidae, che sono una numerosa famiglia cosmopolita di uccelli di piccole e medie dimensioni, il gufo pigmeo, tra i pesci i doradidi che sono un gruppo di pesci d’acqua dolce diffusi in Sud America, Il Tambaqui che è un grande pesce d’acqua dolce della sottofamiglia dei Serrasalminae, e della famiglia dei Characidae, il Curimata, il Pygocentrus nattereri, conosciuto comunemente come Piranha rosso, è un pesce d’acqua dolce appartenente alla famiglia Characidae, vorace e pericoloso predatore, il piranha rosso ha dieta carnivora, anche se qualche volta non disdegna un apporto di materiale vegetale. Preda insetti, vermi, crostacei, pesci, mammiferi e uccelli (acquatici e non). Gli esemplari più giovani sono attivi durante il giorno, mentre gli adulti prediligono l’alba e il tramonto, fino a sera. I denti, estremamente robusti, sono sostituiti uno ad uno in modo continuo, permettendo all’animale di alimentarsi sempre. Il piranha rosso caccia in branchi, anche piuttosto numerosi, utilizzando una tecnica denominata fullblown: una volta scelta la preda, l’intero branco la circonda, sferrando robusti morsi che indeboliscono e fanno annegare la preda (se non è un pesce) mentre viene divorata. Le leggende parlano di uomini o bovini spolpati vivi, ma è piuttosto raro che possano avvenire tali incidenti: tuttavia i branchi di piranha sono molto pericolosi per gli animali di grossa taglia se avvicinati durante la stagione secca, quando più gruppi si riuniscono per evitare di rimanere nelle secche, Il white piranha. Ci sono migliaia di farfalle e falene, coleotteri, bruchi, ragni, locuste e cavallette, oltre alle diverse specie di scimmie troviamo anche il formichiere, il tapiro, gli armadilli, il capibara, il tucano, il colibrì, i coccodrilli, gli alligatori, molti altri tipi di uccelli, di serpenti e diversi tipi di formiche, tra le quali spiccano le formiche tagliafoglie e le terribili formiche legionarie, che in gruppo attaccano ogni essere vivente che trovano sul loro cammino. Anche la varzea con i suoi suoli costantemente arricchiti dalle alluvioni, ha essenze tipiche, tipo la raphia taedigara, la mauritia flescuosa e tanti altri, l’hevea e il cacao preferiscono vivere nei territori meno umidi nei territori più elevati della varzea. Nelle terre firme con le sue foreste meno intricate, dato che il sottobosco è meno fitto, si trovano tipicamente la berthollettia excelsa, chiamata castagna del Brasile, di cui vengono raccolti i ricci dopo la stagione delle piogge, sopratutto nella zona della valle del Tocantins, e la castilloa ulei, localmente chiamata caucha. I migliori territori sono quelli della varzea, dove la combinazione di umidità e incendi, favorisce l’arricchimento del suolo di elementi utili. Qua e la nella foresta ci sono anche dei territori coperti da erbe alte, come i campos inondati periodicamente nell’isola di Marajó e dell’Amapá, con prevalenza di graminacee nei suoli coperti da alluvioni quaternarie. Campos di basse graminacee vivono anche su suoli poveri e petrosi. Nei campos viene praticato l’allevamento, il bestiame viene lasciato allo stato brado, ma i greggi vengono radunati nei territori più elevati durante i periodi precedenti alle inondazioni, e il bestiame viene visitato ogni tanto dagli allevatori che raggiungono i greggi con le barche. Purtroppo negli ultimi 50 60 anni l’Amazzonia ha iniziato a cambiare drasticamente il suo volto, con uno sfruttamento del legname molto poco razionale, la resa per ettaro è davvero minima, e il disboscamento efferato viene seguito da utilizzazioni del suolo per culture, o impiantando piante di Hevea, e l’allarme lanciato nel 1999 da Greenpeace rimane sempre attuale, e diceva; L’Amazzonia è qualcosa di più di un ecosistema, di una grande foresta, di un immenso paese da proteggere: l’Amazzonia è il nostro futuro. L’allarme di Greenpeace è perentorio: le multinazionali del legname stanno minacciando l’integrità di questa terra meravigliosa. Dopo aver esaurito le foreste del Sudest Asiatico e dell’Africa Centrale, le grandi compagnie asiatiche, nordamericane ed europee si stanno ora spostando sull’Amazzonia brasiliana, attratti dall’incredibile volume di legname presente in Amazzonia, circa 60 miliardi di m3. Si tratta di compagnie dotate di grande potere economico, alcune delle quali con consolidata fama di abusi sociali e ambientali.
  • Amazzonia foto

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