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Il Riparo Solinas, attualmente noto come Grotta di Fumane, si trova sopra la località Cà Gottolo lungo il percorso della vecchia strada che da Fumane porta alla frazione Molina. Il Riparo Solinas è stato strutturato come un insolito museo ed è stato reso accessibile alle visite del pubblico, grazie al contributo di una fondazione bancaria locale. Rimane un po scomodo da raggiungere, essendo ad alcune centinaia di metri dal parcheggio, e dovendo percorrere a piedi una ripida salita, un gruppo di architetti guidati da Arrigo Rudi ha curato la trasformazione del sito in un museo. Il museo ha due entrare, di cui una situata sulla strada, molto alta ed è formata da lamelle di legno e plastica trasparente in modo di favorire la maggiore penetrazione possibile di luce naturale, la seconda entrata si trova nel bosco e permette di entrare nella parte alta della grotta, permettendo ai visitatori di non passare per la scala a pioli che bisogna percorrere entrando dalla prima entrata, nella grotta si vede lo scavo stratigrafico, datato col sistema del radio carbonio. Che è evidenziato e spiegato. In ogni strato si vedono evidenziati i reperti trovati, come i carboni, le carcasse di animali con le zone in cui venivano macellati, le schegge, le selci, le sostanze organiche e i vari strumenti. Il riparo vero e proprio fu abitato in tempi più recenti e fu colorato con ocra rossa, e si notano resti di più focolari. Si nota la presenza di una fossa usata come deposito dei rifiuti permettendo alla grotta di essere sgombra da essi. Dalla parete si sono staccati alcuni disegni in ocra. Fino a oggi ne sono stati identificati cinque, di cui un paio molto conosciuti, il primo raffigura uno sciamano dipinto con un copricapo con corna e con in mano un oggetto votivo, l’altro rappresenta un animale, non è definito se si tratta di un un felide o di un mustelide. Il riparo prevalentemente era abitato dalla primavera all’autunno mentre nel periodo invernale c’era uno spostamento in zone meno fredde. la risalenza dei reperti ha attinenze con i ritrovamenti avvenuti nel sud est francese. Una parte degli oggetti ritrovati si può vedere nel Museo di Sant’anna d’Alfaedo. I reperti trovati vanno da selci e da utensili di osso a oggetti ornamentali, conchiglie e denti di cervo. Il ritrovamento di resti di animali ha permesso un chiarimento sulla fauna che viveva nella zona, e di sicuro c’erano la volpe, la iena, il lupo, l’orso bruno, la lince, il gatto selvatico e il leone delle caverne, i resti di questi animali sono successivi anche alla presenza umana. Vista la recente scoperta, potrebbe trattarsi dell’unico importante sito archeologico dove visita e ricerca coesistono. La struttura fa parte del sistema dei musei della Lessinia che coinvolge in prima istanza la Comunità Montana della Lessinia e in secondo piano l’Ente Parco e il comune. La ricerca attualmente è guidata dalle Università di Ferrara e Milano, ma è aperta alle collaborazioni internazionali, al punto che la recente inaugurazione è stata coordinata dal professor Janusz Kozlowski di Cracovia attuale presidente della Commissione Europea del Paleolitico Superiore.
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