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viaggio nella regione di Moremi e dell’Okavango
Quasi tutti i turisti che entrano nell’Okavango lo fanno attraverso Maun, situata alle porte del delta e della Moremi Game Reserve. Maun è la capitale del turismo del Botswana e il centro amministrativo del Ngamiland. E’ anche il quartier generale dei safari e di innumerevoli operazioni di voli charter turistici. Dal momento della costituzione del paese nel 1915 è diventata la capitale del popolo tribale Tawana, Maun ha avuto una reputazione di una località dove era duro vivere, lavorando nei locali allevamenti di bestiame. Ma con la crescita del settore turistico e il completamento della strada asfaltata proveniente da Nata intorno al 1990, Maun si è sviluppata rapidamente, perdendo gran parte del suo carattere storico di città di frontiera. Oggi a Maun si trovano forniture regolari di quasi tutto ciò che può essere acquistato, e la città vanta numerosi buoni centri commerciali, stazioni di rifornimento, una discreta scelta di hotel e alberghi, nonché di auto e veicoli a quattro ruote motrici da noleggiare. L’aeroporto di Maun, che è stato ufficialmente inaugurato nel 1996 dopo una lunga ristrutturazione, è, se si contano i vari voli charter per i vari campi turistici, uno degli aeroporti più trafficati del Sud Africa. Il nome Maun deriva dalla parola San “Maung”, che significa “il luogo delle canne corte”. Il paese ha iniziato a svilupparsi nel 1915 come la capitale del popolo Tawana. La capitale venne trasferita a Maun da Toteng dopo la gloriosa vittoria su Ndebele King Lobengula. Questa città ora si sparge lungo le larghe del fiume senza tempo Thamalakane dove il lichi rosso si può ancora vedere pascolare accanto ai locali asini, capre e bovini. Come si attraversa il fiume sulla nuova strada rialzata si arriva al principale centro commerciale, il Best Western Riley’s Hotel è situato sulla parte sinistra della rotonda principale. Questo raffinato hotel è una tappa molto popolare per i turisti che viaggiano dentro e fuori del Delta, ed è stato un importante punto di riferimento nella città dal 1920 quando Carlo ‘Harry’ de Beauvoir Riley ci soggiornò. In quei giorni bisognava fare un viaggio estenuante di 35 ore per recarsi da Francistown a Maun e quando gli uomini, per lo più cacciatori professionisti, arrivavano, tutto quello che volevano era qualcosa di freddo da bere e un posto per rilassarsi. Vedendo l’opportunità, Harry istituì un piccolo bar che fu teatro di molte feste sfrenate. Altre aree di interesse in ed intorno a Maun includono la piccola Maun Game Reserve che copre appena 8 kmq di bosco. Si snoda lungo la riva del fiume a monte di Thamalakane e dell’Hotel Best Western Riley e include l’originale “Luogo delle canne”, da cui la città prende il nome. La riserva è aperta tutti i giorni ed è attraversata da numerosi bei sentieri. Nel paesaggio pianeggiante arido del Kalahari occidentale, 50 km circa a ovest del villaggio di Sepupa ,sulle rive del Panhandle, le quattro Tsodilo Hills maestosamente si ergono sopra la savana circostante. Le quattro colline in linea, vengono indicate dai San come “Il maschio”, che è la più grande collina che raggiunge un’altezza di 410 mt sopra la pianura circostante; “la femmina” è una piccola collina, a circa 300 metri di distanza, che ha una superficie complessiva di quasi tre volte quello del maschio, e la successiva viene chiamata “Il fanciullo” e si trova a circa 2 km dalla femmina. Al di là di queste tre colline c’è un poggio molto più piccolo senza nome, che si trova 2,2 km a nord-ovest del fanciullo, e la leggenda dice che era la prima moglie della collina maschio, che poi è stata scartata quando ha incontrato e sposato la più alta “la femmina”. La qualità enigmatica e spirituale delle colline è stata notata dal celebre autore Sir Laurens van der Post nel suo libro “Il mondo perduto del Kalahari”. E’ stato qui che le telecamere di Sir Laurens si sono inspiegabilmente bloccate, i suoi registratori hanno cessato di funzionare e la sua troupe è stata attaccata da uno sciame di api per tre mattine consecutive. Quando Sir Laurens seppe dalla sua guida che due appartenenti alla sua troupe avevano disturbato gli spiriti di Tsodilo, ignorando il protocollo di lunga data sul da farsi, che consisteva nell’uccisione di un facocero e un raficero campestre prima di avvicinarsi alla collina sacra, Sir Laurens seppellì una nota di scuse al di sotto del pannello dei dipinti che ora portano il suo nome ed apparentemente le sue scuse vennero accettate e il suo lavoro proseguì senza ulteriori strani incidenti. Tsodilo è un luogo di particolare significato per i San che hanno vissuto qui per migliaia di anni. I San credono che le colline sono un luogo di riposo per gli spiriti dei defunti e che vari di loro vivano in caverne all’interno della “la femmina”, da dove governano il mondo. Il luogo più sacro è vicino alla cima della collina del maschio, la leggenda vuole che il primo spirito si inginocchiò in questo luogo a pregare dopo aver creato il mondo. Questo è successo quando le rocce erano ancora morbide e i San dicono che si possono ancora vedere le impronte delle sue ginocchia impresse nella roccia. Loro ritengono che questi Dei portino delle disgrazie a chi caccia o causa la morte tra queste colline. Gli Harnbukushu, che vivono nella zona, ritengono che le colline sono il posto dove Dio ha fatto scendere l’uomo sulla terra. Gli studi archeologici hanno rivelato che questa area è stata occupata dagli esseri umani per almeno 100.000 anni. Ci sono dipinti su tutte le colline che coprono 9 kmq di roccia in una zona di 22 kmq. I siti migliori sono a nord della collina “la femmina”. Il fatto che Tsodilo è molto lontano da tutti gli altri siti di arte rupestre dell’Africa meridionale si aggiunge al suo alone di mistero e magia. Per lo più, i dipinti a Tsodilo sono differenti dagli altri nella regione dell’Africa australe sia nello stile che nelle immagini. Molti rappresentano figure isolate e più della metà raffigurano animali selvatici e domestici, in particolare l’antilope alcina. Alcuni rappresentano scene, ma pochi sembrano raccontare una storia. Molti sono delineati da disegni schematici e motivi geometrici. E’ quasi certo che la maggior parte sono stati dipinti dai Boscimani. Una delle immagini più comuni a Tsodilo è quella di uomini con i peni eretti. Questi dipinti potrebbero rappresentare i concetti di calore, l’energia, della creazione e la crescita e possono essere associati alla danza in trance. Questa danza produce uno stato alterato della coscienza in cui, i Boscimani credono, il danzatore possa guarire i malati e controllare il naturale e il soprannaturale. I dipinti raffiguranti un serpente mitologico sembrano in grado di confermare questa teoria, visto che serpenti nel Bushman e nella mitologia bantu sono associati con la pioggia. I modelli schematici possono anche avere significati, forse a che fare con la creazione della pioggia per portare salute e prosperità a tutti gli esseri viventi. Anche i siti scelti per la pittura sulle colline, sembrano indicare il loro significato religioso e spirituale. Molti sono in alto, su scogliere inaccessibili, con splendide viste sul paesaggio. Questo potrebbe indicare un autorità e il controllo sopra il cielo e la terra, o la protezione per coloro che vivono sulla terra. Sembra che poco o nulla nei dipinti sia stato fatto in un modo casuale. La ricerca archeologica presso la collina fatta recentemente ha contestato le idee precedenti circa le migrazioni umane nell’Africa meridionale. Gli scienziati hanno identificato i litorali di un piccolo lago. Tra i rari manufatti trovati ci sono alcuni pesci ossei, animali e ami risalenti a più di 20.000 anni. Altre scoperte archeologiche includono la localizzazione di miniere tra le colline. Ci sono prove che tra l’800 e il 1.100 le persone a Tsodilo erano impegnate nelle miniere di ematite nera, e forse di mica, e che le commerciavano. Le colline di Tsodilo sono uno dei siti rupestri storicamente più significativi d’arte del mondo con 500 singoli siti grafici dipinti in migliaia di anni di abitazione umana. La pista per Tsodilo Hills è estremamente brutta e adatta solo ai veicoli a quattro ruote motrici. Il bivio per Tsodilo Hills si trova lungo la strada da Maun a Shakawe, poco a sud di Sepupa ed è indicato con un cartello del museo nazionale. Non ci sono campeggi designati nella zona e il campeggio è consentito ovunque, ma assicuratevi di trattare Tsodilo con rispetto. Certamente una delle più selvagge e remote di tutte le destinazioni turistiche del Botswana sono le Grotte Gcwihaba. Queste belle grotte si trovano 50 km a sud est di Aha Hills e si trovano in mezzo alle dune ondeggianti del Kalahari. Ci sono due costoni di roccia bassi e spettacolari coperti di sabbia, all’ingresso delle grotte, e una cortina di stalattiti incantevoli è la prima delle molte meraviglie all’interno di questa formazione affascinante. Le grotte sono un labirinto di cunicoli e caverne collegate, che si estendono su due livelli, quello sollevato è diversi metri sopra l’altro. La popolazione di pipistrelli di grandi dimensioni che a volte ci si incontra dentro è rumorosa, ma totalmente innocua. Il sistema di grotte contiene un labirinto di passaggi che conducono a bizzarre formazioni rocciose, flussi di pietre di vari colori, belle e sottili, stalattiti, ingressi, corridoi, aperture e cascate “congelate”. Queste magnifiche caverne contengono formazioni, stalagmiti e stalattiti che giungono fino a 10 mt di altezza o lunghezza, e sono state tutte scolpite e formate da gocce d’acqua, che filtra attraverso la roccia. Anche se completamente isolata questa zona incontaminata vale la pena di essere esplorata per alcuni giorni. Ma per recarcisi bisogna essere completamente autosufficienti visto che la grotta è molto remota. Nel linguaggio Kung, il nome di questo sistema di caverne nelle colline di Gcwihaba significa “‘buco della iena”. Le grotte di Gcwihaba sono state portate all’attenzione europea nella metà del 1930 quando un contadino kung di Ghanzi, li mostrò a Martinus Drotsky, e per anni vennero conosciute come le grotte Drotsky’s. Come per molte altre grotte, a Gcwihaba c’è una leggenda di un tesoro nascosto, si dice che il fondatore di Ghanzi, Matthys Hendrik van Zyl, favolosamente ricco, abbia nascosto una parte della sua fortuna qui alla fine del 1800. Per arrivare alle grotte di Gcwihaba è necessario disporre di un veicolo a 4 ruote motrici. Bisogna imboccare la strada che da Toteng porta a Sehitwa, proseguire per Tsao. Subito dopo Tsao (circa 1,5 km) c’è un cartello del museo nazionale che indica la strada per le grotte. Qui si svolta a destra su una pista sabbiosa, che continua, per circa 130 chilometri. Parti del tracciato hanno una sabbia molto profonda e diventa problematico guidare. Si passa attraverso un terreno boscoso ondulato, che sembra non finisca mai. Dopo 130 km ci si trova a scendere in una leggera pendenza, dopo di che c’è un secondo cartello del museo nazionale che indica una curva a sinistra. Si continua per circa 30 chilometri, seguendo un fiume asciutto, che conduce alle grotte. Se si arriva a Nxainxai, vuol dire che si è già passato le grotte. E si può chiedere indicazioni per le grotte nel villaggio. Come ci si avvicina alle grotte, si vedrà una specie di pendio che sorge dal terreno e due creste basse di roccia coperte di sabbia. Questo è l’ingresso alle grotte. Gcwihaba ha due ingressi principali, uno è 250 mt dopo, ma è un percorso più tortuoso e quindi più a lungo. Le persone che non hanno familiarità con le grotte, dovrebbero utilizzare l’ingresso nord e la via principale, che è segnalata anche all’interno. I visitatori devono portarsi diverse torce forti (e batterie), così come fonti di luce di emergenza, come accendini e fiammiferi. Il modo più facile per visitare le grotte inizia all’ingresso inferiore, che è nascosto a metà della collina alla fine della strada. Dopo essere entrati in una grotta di grandi dimensioni, si procede lungo un corridoio sempre più ripido. L’unico punto veramente duro è una breve salita verticale, poi un altro è dove c’è una compressione stretta prima di emergere in una grande stanza. Il resto del percorso di 1 km attraversa una serie di grotte e passaggi con un sacco di allettanti passaggi laterali che portano nel buio assoluto. A metà strada è facile trovare diverse specie di pipistrelli. Il più comune è l’Hipposideros commersoni. Quando ci si avvicina all’altro ingresso, si vede una luce che filtra da sopra un ripido pendio di macerie. Dopo aver attraversato la grotta, è piacevole salire sulla collina e guardare il tramonto sulle distese viola del Kalahari. Le caverne sono completamente asciutte, ma ci sono dei campeggi piacevoli sotto gli alberi spinosi attorno agli ingressi. Intorno all’ingresso superiore, bisogna stare attenti ai cunicoli fatti dall’oritteropo; il veicolo rimane bloccato e gli escursionisti possono trovarsi a faccia in giù o sepolti fino alle ginocchia nella sabbia. Le colline di Aha, sono visibili da Gcwihabe, e sono a circa 50km di distanza. Sono situate in un luogo più che isolato, dalla natura incontaminata a cavallo del confine con tra Botswana e Namibia. Queste colline formano una catena dolomitica di 245 kmq, formata da calcare e marmo, e risalgono a 700 milioni di anni. Questa è considerata come la zona più remota del Botswana. Molte di queste colline non sono state ancora pienamente documentate ed esplorate. Da Gcwihabe bisogna tornare alla pista sabbiosa principale che porta a nord-ovest verso Nxainxai. Si tratta di fare circa altri 40 km per arrivare a Nxainxai ed è meglio chiedere la strada per Aha nel villaggio, in quanto non è segnalata. Da Nxainxai alle colline di Aha ci sono altri 15 chilometri. Nel nord-ovest del Botswana, a 2 ore e 20 minuti di auto dal Delta dell’Okavango o dalla Moremi Game Reserve si trova il Nhabe Museum, l’unico museo culturalmente diversificato nel nord-ovest del Botswana. Il museo illustra la storia naturale e la cultura della regione dell’Okavango. E’ ospitato in un edificio storico costruito dai militari britannici nel 1939 e utilizzato durante la seconda guerra mondiale come postazione di sorveglianza contro la presenza tedesca in Namibia. Il Museo è stato avviato dalla Conservation Society Tshomarelo nel 1994, un’organizzazione ambientale, quando ha deciso di diversificare la sua attività di conservazione per includere la conservazione culturale. Il museo presenta reperti della fauna selvatica e artefatti culturali di tutto il nord-ovest del Botswana.
Foto Moremi e Okavango
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