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Il Kalahari
Il Kalahari è il bacino di sabbia più grande del mondo, che partendo dalla parte settentrionale del Sud Africa si estende per 2.500 km, attraverso il Botswana la Namibia, l’Angola e termina nella Repubblica democratica del Congo. Il deserto del Kalahari ha una superficie di circa 520.000 km² ed è il quarto deserto al mondo per estensione. Se oltre al vero e proprio deserto si comprende anche il bacino semi arido che lo circonda si ottiene un’area di oltre 2.500.000 km². Il Kalahari è situato su un immenso altopiano africano e si trova ad una altezza media di 900 metri. La maggiore parte del deserto, circa il 70% appartiene allo stato del Botswana. L’origine del suo nome è ancora incerta ma in molti pensano che derivi da una derivazione della parola karri dei Khoikhoi, ribatezzati dai coloni europei nel termine ritenuto dispregiativo di Hottentots. Questa parola Burchell l’ha interpretata come karriharri invece Gordon come Macarigari. Sia Moffat che Forbes, però, hanno pensato che fosse il nome di una tribù chiamata o, Kgalagad, Kgalagadi o Makgalagadi. Moffat ha anche sostenuto che questa tribù viveva nel Khalagari o Kalagare, parole che significano “luogo asciutto e senza acqua”, cioè un deserto. Geologicamente il Kalahari è un bacino strutturale. Quando circa 200 milioni di anni fa l’Africa meridionale era ancora piatta e senza nome, è stata coperta da un mare poco profondo, come dimostrano le conchiglie di mare che ancora si trovano ovunque nell’interno arido. Poi sono avvenuti i movimenti tettonici e gli enormi picchi vulcanici hanno creato le montagne, lungo le coste. Ma quello che sale deve anche scendere, e si è formata un’ammaccatura enorme nella crosta terrestre in quella zona che oggi è il Kalahari. A poco a poco questo enorme bacino si è riempito dei detriti provenienti dall’erosione delle rocce circostanti e anche se non si sa dove la sabbia rossa abbia avuto origine, deve essere caduta abbastanza pioggia per lavare i depositi colluviali. Più tardi i venti prevalenti hanno formato le dune parallele, che si estendono in direzione nord-ovest. Pur non avendo una superficie con dell’acqua permanente, a differenza dell’immagine fornita dai più tanti deserti, il Kalahari è ben vegetato con una grande varietà di habitat inclusi gli alberi di acacia e zone in cui delle piatte praterie sembrano allungarsi all’infinito. Il Kalahari è classificato come un semi-deserto, con enormi tratti di un pascolo eccellente che fiorisce dopo piogge abbondanti. Il Kalahari ha una piovosità annua di 200 mm, soprattutto tra gennaio e aprile. In estate, le temperature durante il giorno possono salire oltre i 40 ° C, mentre le giornate invernali sono in genere soleggiate con temperature notturne spesso sotto lo zero. Due fiumi asciutti, l’Auob e il Nossob, corrono attraverso il deserto. Una vegetazione densa cresce lungo i loro letti, sostenuta dall’acqua sotterranea, e gli animali hanno anche un facile accesso all’acqua da bere che trovano scavando piccole pozze. Da decenni il Kalahari Gemsbok Park, proclamato nel 1931 in Sua Africa ha protetto la selvaggina migratoria, in particolare la gazzella Oryx, rivaleggiando con il Kruger, se non altro per gli intenditori. Questo ampio tratto di deserto di più di 1 milione di ettari, tenuto impeccabilmente dalla famiglia Le Riche ospitava una moltitudine di animali: gazzelle piccole e grandi, gazzella Oryx, leoni, leopardi, ghepardi, iene, varie antilopi, volpe dalle orecchie di pipistrello o otocione e altri, così come un notevole abbondanza di uccelli, soprattutto rapaci. Il Nossob è valutato come uno dei posti migliori del Sud Africa per visualizzare durante i mesi estivi, un gran numero di aquile migratrici, nibbi e falchi che si muovono attraverso il parco. Verso la fine del 1990 il Kalahari Gemsbok Park si è unito con l’adiacente Gemsbok National Park in Botswana ed è nato il Kgalagadi Transfrontier Park. Il Kgalagadi comprende un’area di oltre 3,6 milioni di ettari, che la rende una delle più vaste aree di conservazione nel mondo. Parte di essa è stata data ai superstiti dei clan dei Boscimani indigeni, delle persone che cercano di ravvivare la loro vecchia maniera nomade di vivere facendo i cacciatori e i coltivatori, per se stessi e per il turismo lucrativo. Il Kalahari fu la sede del famoso Monomotapa, un antico impero con la città d’oro di Vigiti Magna come sua capitale. Molti sostengono di aver visto le sue rovine, ma nessuno le ha effettivamente scoperte. Uno degli avvistamenti più credibile è quello di GA Farini, un uomo di spettacolo ed esploratore canadese il cui vero nome era William Leonard Hunt. Nel 1885, durante una battuta di caccia con alcuni Griqua in quello che in seguito diventerà il Parco Gemsbok, ha affermato di aver visto un muro arrotondato parzialmente ricoperto di sabbia. Nel suo libro “Attraverso il deserto del Kalahari” ha poi scritto: “scavando verso il basso quasi in mezzo all’arco, abbiamo trovato un pavimento di circa venti metri di larghezza, fatto di pietre di grandi dimensioni. Le pietre esterni erano lunghe, e ad angolo di quelle interne. Questo pavimento era intersecato da un altro ad angolo retto, formando una croce di Malta, nel centro della quale un tempo sorgeva quello che doveva essere un altare, o una sorta di monumento, la sua base che si distingueva bene, era composta da parti sporgenti di muri scanalati.” Dopo aver scattato delle fotografie, che poi vennero esposte a Londra e Berlino, e aver fatto degli schizzi, Farini ripartì per continuare la sua battuta di caccia. Qualunque cosa fosse quella che aveva trovato, ben presto è stata nuovamente coperta dalle mutevoli dune di sabbia. Quello che Farini aveva visto era un muro o semplicemente una formazione di roccia? Non è mai stato ritrovato, anche se numerose ricerche sono state effettuate dopo che Farini ebbe raccontato la sua storia. Ricercare una città perduta nel Kalahari potrebbe effettivamente essere paragonato a cercare il proverbiale ago nel pagliaio.
Foto Kalahari
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